23 gennaio 2007

Signori…in carrozza!

Posted by Sciura Pina under: appunti di viaggio; personali .

Ho letto un bellissimo post che ha risvegliato in me i ricordi di innumerevoli viaggi in treno.

Ho già avuto modo di raccontare perché non amo volare, se si aggiunge il fatto che mi rifiuto categoricamente di guidare si può capire come mai molti dei miei ricordi di viaggio siano legati al treno.

Innanzitutto il treno è comodo, c’è spazio per allungare le gambe, per sonnecchiare, per fare quattro passi, per cambiare punto di vista, poi il treno è lento (lasciamo stare l’alta velocità), permette di assaporare il paesaggio ancora prima di essere giunti a destinazione, i rumori sono ipnotici e rassicuranti.

“Mamma, perché quando ci fermiamo noi si fermano anche le nuvole?” chiedeva un bambino dopo aver osservato a lungo il mondo attraverso il finestrino.
Sul treno si può incontrare un universo di persone, spesso c’è il tempo per osservare i comportamenti, i tic, le piccole manie e si può indulgere ad immaginare le storie che si celano dietro i volti.

Tanto tempo fa sono andata a Cracovia in treno, allora da Milano si doveva raggiungere Venezia e poi Vienna dove bisognava cambiare stazione per imbarcarsi sul treno che percorreva tutta l’Europa dell’Est, da Vienna a Mosca, e che faceva coincidenza con la Transiberiana.

Era un treno stupendo che permetteva di viaggiare gomito a gomito con persone di lingue ed etnie disparate, un vero campionario di umanità condensato in pochi vagoni.

Ricordo anche un fortunoso viaggio con un treno a vapore che attraversava i monti Tatra in un’atmosfera da secolo scorso, fra foreste e paesini con le case di legno.

Amo anche i trenini svizzeri che si inerpicano sulle montagne, lustri e rossi come un modellino da plastico ferroviario, in inverno si fanno strada fra muri di neve, si arrampicano su rampe ardite (come quello del Bernina), sostano in minuscole stazioni giocattolo dove degli altrettanto minuscoli autobus gialli attendono i passeggeri per portarli in paesini fiabeschi abbarbicati sui fianchi di monti impervi.

treno svizzero

E che dire delle stazioni?

Per me l’avventura di viaggio inizia già dalla Centrale di Milano, grigia, cupa, sempre un po’ nebbiosa, che avevo imparato a conoscere fin da piccola perchè mio padre lavorava alla manutenzione dei carrelli dei giornali e delle bibite e, ogni tanto, mi portava con sè nell’immanso ventre della stazione, che per me era un mondo fantastico.

Però la stazione che amo di più è Venezia Santa Lucia: in quale altro posto al mondo è più marcato il distacco fra la realtà quotidiana e il sogno? Si scende dal treno, si attraversa l’atrio e ci si ritrova catapultati davanti al Canal Grande.

Trattengo il respiro e socchiudo gli occhi, perchè la mente stupita ha bisogno di qualche minuto per assorbire la luce e la meraviglia… e Venezia è lì, splendida e magica come sempre.

Ma non è facile farci l’abitudine.

2 Commenti per ora...

Gretel Says:

23 gennaio 2007 at 09:22.

Ciao, sciura Pina.
Leggendo un post di Rapida, sono arrivata qui.
Mi piacerebbe continuare a leggere i tuoi post.
Come posso fare per ritrovarti?
Nell’elenco dei post ti ho cercata, senza risultati….
Grazie.
Gretel

Gianluca Says:

23 gennaio 2007 at 10:34.

Quand’ero piccolo andavamo in Sicilia in vacanza in treno.
Un viaggio estenuante, nelle cuccette si dormiva male. Arrivati a Reggio ci si imbarcava per Messina, 2-3 ore di attesa impaziente che treni e macchine venissero infilati nella stiva.
Ma prendere il traghetto, il mare blu, il vento sono ricordi indimenticabili, com’è indimenticabile l’arancino che mio padre ci comprava sempre.

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