7 Luglio 2007
Nuove frontiere della telefonia mobile.
Posted by Sciura Pina under: così è la vita .
Dopo un anno scolastico passato all’insegna dell’uso e dell’abuso di cellulari e “videofonini”, dopo un susseguirsi di proibizioni ministeriali alle quali rispondevano nuovi e sempre più deliranti video online finalmente l’estate porta in vacanza ragazzi e telefonini: ce ne accorgiamo dagli spot pubblicitari ambientati sulle spiagge e dalle tariffe“di stagione” della telefonia mobile.
Anche qui, tra le mie montagne, sono arrivati i cellulari ormai da qualche anno: all’inizio erano rarissimi perché “non c’era campo” e i pochi utenti si ritrovavano a sera sulla scalinata della chiesa, perché solo intorno all’edificio sacro (uno dei più elevati del paese) era possibile cercare di racimolare qualche instabile tacca.
Altri si riducevano a telefonare sul balcone di casa, parlando a voce altissima, in continuo movimento per non perdere la comunicazione tra gli sguardi incuriositi e perplessi dei vicini che venivano messi al corrente anche di affari delicati e questioni personali privatissime.
Gli anziani, che affollano il paese soprattutto nel mese di luglio, si allineavano pazientemente nei pressi delle cabine telefoniche, dislocate nelle posizioni strategiche, e lì passavano la serata , in attesa del loro turno.
Passeggiando per il paese di sera (immagino per una questione di tariffa) si poteva essere informati degli interessi di tutti, di quelli che parlavano al cellulare e di quelli che usavano i telefoni pubblici, alla faccia della privacy.
Negli ultimissimi anni la novità è che anche i nonni si sono muniti di telefonini (grazie anche al potenziamento delle antenne e alla progressiva sparizione delle cabine): li puoi incontrare per strada, immobili, con un cellulare ( di solito di seconda mano, ereditato da un figlio o da un nipote) premuto contro l’orecchio che cercano di comunicare a voce altissima, oppure li vedi fissare perplessi la tastiera, nel tentativo di scoprire come leggere un messaggio appena arrivato, infine li scorgi camminare tranquillamente e poi immobilizzarsi improvvisamente per cercare di ricordare se l’allegra musichetta che stanno sentendo sia o no la suoneria del loro cellulare.
Ho l’impressione che rimpiangano il tempo felice nel quale quassù i telefoni non erano così diffusi (c’era solo un telefono pubblico, in un bar in centro al paese) e non era necessario telefonare a casa ogni giorno per dare informazioni sul clima o sul proprio stato di salute: qualche volte il progresso può essere faticoso.
2 Commenti per ora...
giulia Says:
7 Luglio 2007 at 12:55.
Veramente!
Pure io rimpiango i tempi in cui potevo essere introvabile!
Non per fare chissà che, semplicemente irraggiungibile, libera, senza che qualcuno invadesse ogni momento.
Non ho mai amato le telefonate, nemmeno quelle tradizionali: mi sembra che si abbia un impressione troppo falsata di vicinanza, e invece magari si è distratti e si dice poco. Preferisco una lettera, quella sì che uno ci si deve impegnare un minimo, sai che è stata scritta pensando a te, almeno a quello che si stava facendo. Una telefonata puoi anche farla mentre cucini la peperonata e guardi la tv, e poi va a finire che non hai detto niente.
Eppure non riesco a spegnere sto maledetto aggeggio, che poi chi provava a rintracciarmi si lamenta: ma come, era spento…
Ariss Says:
7 Luglio 2007 at 15:38.
Perchè lamentarsi?
Se si vuole un po’ di tranquillità, basta spegnere l’aggeggio infernale. Forse si ha il timore che una volta non trovati raggiungibili si rischia di perdere qualcosa d’importante? Ma le questioni importanti, che ci stanno a cuore le sappiamo da noi e di quelle ci occupiamo. Il resto è solo appendice.




