11 Luglio 2007

Sere d’estate.

Posted by Sciura Pina under: passato (quasi) remoto; personali .

Quando ero bambina, più o meno avevo sei anni, i miei genitori decisero che la nostra famiglia doveva assolutamente dotarsi di un’automobile: era da poco nato mio fratello e non potevamo più permetterci il lusso di girare in motorino come avevamo fatto fino a quando eravamo solo in tre.

Per di più, qualche mese prima, eravamo caduti perché una ruota si era infilata in un binario del tram e avevamo riportato graffi ed escoriazioni, oltre ad un bello spavento (è incredibile come abbia ancora davanti agli occhi l’immagine della ruota che scorre nella rotaia, mentre mio padre cerca di tenere in equilibrio la moto con tutti noi a bordo).

Così acquistammo una seicento di seconda mano: era un’auto spettacolare, di colore grigio indefinibile, con le porte che si aprivano controvento, i deflettori e i coprisedili in rafia.

Mio padre non aveva la patente, aveva imparato a guidare il camion durante la guerra, nel deserto della Libia ed era un ottimo autista, praticamente instancabile, ma gli mancava il fatidico documento, perciò aveva deciso di affrontare l’esame come privatista.

Superato l’esame di teoria, prima di affrontare la prova pratica, decise di allenarsi un po’ con suo fratello, che, pur essendo molto più giovane di lui, aveva la patente da diversi anni.

Così io ho il ricordo di quei brevi viaggi serali, durante le calde sere dell’estate del 1960, quando andavamo in zona Monte Stella, la montagnetta di San Siro sorta con detriti degli edifici  crollati durante i bombardamenti su Milano, mio padre sedeva al volante, mio zio al suo fianco e la zia ed io sul sedile posteriore dove ingannavamo la noia della ripetitività delle manovre cantando a squarciagola i successi dell’estate.

E’ strano come certi episodi, spesso insignificanti, restino stampati nella mente e come il loro ricordo abbia il potere di risvegliare la memoria del passato.

6 Commenti per ora...

enrico Says:

11 Luglio 2007 at 08:39.

mio padre invece comprò (dopo la lambretta) una 600 azzurrina. Mi ricordo, a proposito di Milano, quando arrivavo in stazione (avevo i parenti a città degli Studi in via Moretto) i taxi. Delle 600 familiari di colore nero/verde

toby Says:

11 Luglio 2007 at 09:21.

ehhe..io avevo (cioè i miei avevano) una dian blu chiaro. un po’ più avanti nei tempi rispetto alla 600, ma pur sempre un pezzo di antiquariato ;)

adoro il tuo modo di ricordare..mi susciti sempre forti emozioni :)

lostinthesky Says:

11 Luglio 2007 at 10:14.

I miei avevano una 500 gialla, bellissima.
Ricordo quando mio papà mi portava nelle stradine di campagna, mi sedeva in braccio e mi faceva “guidare” la macchina.
Ero molto piccolo, ma quel ricordo è ancora per me incancellabile.
Tempo dopo ha venduto la 500 per 500 mila lire e anche questo è un ricordo, però spiacevole.

pelmogatto Says:

11 Luglio 2007 at 11:14.

anch’io quand’ero piccola viaggiavo su una bellissima 500 gialla con il posteriore ricoperto di adesivi di tutti i tipi. Mio padre mi portava a fare dei giri in una sottospecie di bosco dietro casa…Con il tempo però s’ è sfondato il fondo e quindi l’abbiamo dovuta rottamare…

Gianluca Says:

11 Luglio 2007 at 12:40.

Mio papà con la 500 blu ci faceva fare dei viaggi fino in Puglia e Sicilia a trovare i nonni e i parenti.
Ricordo l’ebrezza dei 100km orari, anche se la media era mantenuta intorno ai 90km.

Papà Volontario Says:

11 Luglio 2007 at 15:01.

Più invecchio e più mi pare di vivere a metà tra il presente e il ricordo, che improvvisamente affiora in corrispondenza di un evento esterno come un profumo, una musica, una immagine…

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