15 Gennaio 2008
Fuori dal nido.
Posted by Sciura Pina under: così è la vita; i giorni della scuola .
Mi fanno un po’ tenerezza le mamme (e anche i papà) dei ragazzini di prima media che, improvvisamente, si trovano faccia a faccia con delle persone completamente diverse da quelle che conoscevano (o credevano di conoscere) fino a pochi mesi prima.
E’ dura accettare che i cuccioli vogliano lasciare il nido, in fondo il nido è ancora caldo e accogliente, nulla sembra cambiato, eppure i piccoli fanno timidi tentativi di volo libero, vogliono più autonomia, affermano la propria identità opponendosi a tutto, ma soprattutto ai genitori, diventano polemici, discutono su tutto, si chiudono in ostinati mutismi che si sciolgono solo quando sono in compagnia dei loro amici, cominciano ad interessarsi al loro aspetto, ai vestiti, al taglio dei capelli.
Qualche volta i genitori decidono di parlarne con gli insegnanti, per cercare qualche istruzione per l’uso, in fondo gli insegnanti hanno a che fare quotidianamente con orde di preadolescenti inquieti, allora bisogna rassicurali, i loro figli si comportano in modo assolutamente normale, non si può trattenerli, bisogna però accompagnarli in un momento così delicato.
Il ruolo dei genitori è fondamentale: devono diventare una presenza discreta, ma attenta, devono essere pronti a fornire appoggio e aiuto, ma altrettanto preparati all’idea che i figli non chiederanno nulla.
Se sapranno essere al fianco del cucciolo nel modo giusto resteranno in sintonia con lui, otterranno la sua confidenza e, quel che più conta, la sua fiducia.
8 Commenti per ora...
Gallinavecchia Says:
15 Gennaio 2008 at 14:36.
Ho già ansia per quando quel momento arriverà, che a ben guardare è già dietro l’angolo. Sì perché mi sembra ieri che avevo il pancione, cosa vuoi che siano altri due anni e mezzo per sbarcare alle medie? Nulla. Un attimo. Mi ci vorrà tanta pazienza, lo so. E so anche che guardarla uscire da nido sarà anche bello e ne sarò orgogliosa. Ma so anche che sarà dura, parecchio dura. Ma del resto, cosa c’è di facile in questo mestiere di genitore?
un abbraccio
Gallina
Gecca Says:
15 Gennaio 2008 at 17:17.
E’ molto difficile e a volte doloroso rendersi conto che i nostri ragazzi stanno crescendo e hanno idee, atteggiamenti, gusti non più uguali ai nostri. Non hanno più bisogno della nostra mano per camminare, ad altri raccontano i loro pensieri, i loro sogni, le loro gioie e i loro timori.
Il genitore con il quale avevano più confidenza e anche complicità è messo un po’ da parte e logicamente ne soffre. Non sa come affrontare questo “nuovo” figlio, vorrebbe parlare ma nello stesso tempo è amareggiato e anche deluso perché si sente defraudato del bel rapporto che aveva in precedenza.
Si rende però conto che forse tutti siamo passati, chi prima chi dopo, da questa fase dell’adolescenza e spera solo che questo periodo passi velocemente non lasciando brutti ricordi.
Ma perché non c’è una scuola per genitori???
giuliana Says:
15 Gennaio 2008 at 17:20.
Mi manca ancora molto tempo, ma ho visto i miei nipoti e tremo al pensiero di trovarmi nei panni dei loro genitori. Ma non è che voi, che siete così saggi e avete tanta esperienza, potreste mettere il tutto per iscritto e spiegarci bene come fare, proprio come in un manuale d’uso per il dvd?
Artemisia65 Says:
15 Gennaio 2008 at 17:33.
questo momento x me era già arrivato anni fa, quando la prima figlia iniziò le medie, ora ha quasi vent’anni ed è andato tutto liscio., e mi son sentita dire che brava mamma che sono (mah..io ci spero)
ora sono alla prova del nove.. la seconda figlia ha appena iniziato le medie…se passo pure questa col terzo vado liscia come l’olio che avrò, oltre a quella che già ho, una laurea in come superare indenni l’adolescenza dei figli
hihihihihi
p.s.: per la serie gli esami non finiscono mai….
filo Says:
15 Gennaio 2008 at 22:16.
Poi, quando hanno vent’anni e lasciano la casa per andare a studiare lontano, arriva per noi la sindrome da “nido vuoto”,nel mio caso proprio vuoto perchè ho un figlio solo, con quella sensazione di sottile smarrimento che ti prende nell’accorgerti che hai esaurito un compito, che il distacco di un figlio è lo strappo di una parte di te e ti domandi “adesso cosa faccio?”.
Poi ci si abitua e magari si riscopre il vantaggio di avere più tempo per fare le cose che si sono sempre rimandate perchè c’erano altre priorità!
enrico Says:
15 Gennaio 2008 at 23:22.
quest’anno mi accontento della meravigliosa esperienza di aspettare all’uscita di scuola mio figlio (prima elementare)
mammamsterdam Says:
16 Gennaio 2008 at 15:26.
Io magari parlo facile che il mio grande non ha neanche 6 anni, ma come si dice in Olanda, la mela non cade mai troppo lontano dal’albero. Quindi credo che armata di tanta pazienza e qualche litro di tisana anti-patema, che noi madri siamo così brave a farceli, dovrei farcela ad aspettare che gli passi, esserci per loro quando gli serve e restare a discreta distanza quando hanno bisogno di cavarsela da soli (finora ha funzionato). Spero non si schiantino nel traffico, ma come diceva la mia terapeuta: qual’è la cosa peggiore che potrebbe capitare a tuo figlio per colpa tua, e ho capito che la risposta era: niente. Per colpa mia non può capitargli niente, e le disgrazie possono sempre accadere, ma rifiuto di costruirci la mia vita quotidiana, sull’opportunità di una disgrazia.
Già abbiamo avuto tanto nella vita, il paese in cui vivo non è in guerra, o un lavoro e una casa, posso mantenere i miei figli e concederci tanti piccoli lussi, abbiamo famiglie e amici che ci vogliono bene. Deve per forza andarci bene tutto.
I figli ci guardano e da grandi useranno il nostro esempio, in bene e in male, per farsi la loro vita. Le mie piccole mele non dovrebbero finirmi troppo lontano.
Raffa Says:
16 Gennaio 2008 at 19:22.
Anche per me è un passo che incombe, a quella distanza che un tempo era siderale e poi, dopo aver avuto due figlie, ho scoperto essere solo un battito di ciglia: due anni e mezzo.
Ansia? sì, grazie, e anche in discrete dosi…. come combatterla? si accettano consigli!!
Raffa



