19 Gennaio 2008
Pietà popolare.
Posted by Sciura Pina under: le mie montagne; passato (quasi) remoto; personali .
Chi va spesso in montagna sa che, lungo i sentieri, sui muri delle vecchie cascine o sulle vette è facile incontrare edicole sacre e croci: simboli antichi di una religiosità semplice, ma profonda, radicata nella cultura della gente.
Le cappellette spesso mostrano affreschi appena abbozzati, consumati dal tempo e dalla pioggia, figure ingenue protette da grate leggere dove, talvolta, una mano devota depone un piccolo mazzo di fiori o un lume subito spento dal vento.
Mi piace soffermarmi ad osservarli, cercare di decifrare l’iconografia tradizionale per riconoscere i santi tratteggiati con pochi segni facilmente riconoscibili: si tratta di un linguaggio che la gente, in passato, comprendeva immediatamente, non serviva aver studiato e neppure saper leggere, bastava saper identificare pochi simboli tramandati da tempo immemorabile.
Allora un cane con un pane in bocca permetteva immediatamente di riconoscere san Rocco, che da secoli proteggeva le popolazioni della valle dalla peste, mentre una freccia conficcata nella gamba di un aitante soldato romano indicava san Sebastiano, il protettore degli animali da lavoro.
Era una religiosità semplice, ma sincera, legata alle esigenze della vita quotidiana, al lavoro duro, alla necessità di cibo, di salute, di un po’ di serenità, come semplici, ma ingenuamente sinceri sono gli ex voto che adornano le chiesette, piccoli dipinti che narrano, con pochi tratti, lo scampato pericolo dal morso di una vipera, l’insperata salvezza dopo la caduta rovinosa in un dirupo o la sopravvivenza di uomini e animali al fulmine.
Ogni tanto mi piacerebbe avere una fede così: capace di stupirsi, capace di chiedere, capace di ringraziare.
3 Commenti per ora...
Alberto Says:
19 Gennaio 2008 at 14:33.
Emblematica la cappelletta col muro bianco. Del resto quando penso a tanti affreschi cinquecenteschi della mia terra, la Liguria, che se ne stanno andando mi viene da pensare e immagino i sacrifici che fecero i nostri antenati. Non abbiamo nemmeno la volontà di conservare e stiamo perdendo la memoria.
enrico Says:
19 Gennaio 2008 at 23:10.
mi ricordo qualcosa di simile nelle mie passeggiate sulle dolomiti, come tanti crocifissi ai lati o negli angoli delle strade fissati in nicchie di legno. Da noi in Toscana ogni tanto invece quelle che noi chiamiamo “marginette”
Ariss Says:
21 Gennaio 2008 at 17:22.
E che dire dei proverbi.
Mio nonno ha 92 anni e parla solo attraverso i proverbi, quelli della sua terra, anzi quelli della terra dato che ha fatto il contadino tutta la vita.
Anche i proverbi sono legati alla saggezza popolare, ma non si usa più citarli nei discorsi.




