6 Febbraio 2008

La bottiglia del latte.

Posted by Sciura Pina under: così è la vita; passato (quasi) remoto; personali .

Un post di Papà Volontario, sul riuso dei contenitori di vetro, mi ha fatto riflettere su come si è modificato, nel giro di pochi anni, il panorama degli acquisti.

Quando ero bambina, per esempio, il latte veniva venduto in bottiglie di vetro, chiuse da una capsula di alluminio e veniva conservato, visto che non c’era ancora il frigorifero, sul davanzale della finestra dove, nelle notti più fredde, il siero gelava e la panna si compattava da una parte.

In montagna c’era il lattaio che, alla sera, vendeva, oltre al latte confezionato con tutti i crismi, anche il latte appena munto arrivato caldo caldo dagli alpeggi, io avevo il delicato incarico di andare ad acquistarlo con un secchiello di alluminio che, al ritorno, trasportavo con estrema cura per non versarne neanche una goccia.

Passata quella stagione felice comparvero degli strani sacchetti di plastica, che ricordavano vagamente una vescica molliccia, difficilissimi da stivare nel frigorifero, che nel frattempo occupava un angolo significativo della cucina, ma ancora più difficili da utilizzare: bisognava tagliare un angolo e cercare di versare il latte lentamente per non spanderlo su tutto il tavolo e il pavimento, se poi ne avanzava bisognava trovare un modo ingegnoso per conservarlo, di solito versandolo in una bottiglia di vetro.

Poi fu la volta dei contenitori piramidali (così tutti imparammo cosa fosse un tetraedro), dei parallelepipedi, dei cilindri e di contenitori di cartone dalle più svariate forme geometriche, poi di nuovo le bottiglie (questa volta di plastica) e infine qualche sparuta bottiglia di vetro che, tuttavia, non viene restituita al negozio, in cambio di quella piena, ma finisce nelle campane verdi.

Forse questo è un caso nel quale sarebbe meglio tornare all’antico.

7 Commenti per ora...

donMo Says:

6 Febbraio 2008 at 10:10.

Me lo ricordo ancora il lattaio (oddio come passano gli anni…). Comunque credo che oggi una cosa del genere non sarebbe possibile a causa delle norme igieniche in vigore, però non ne sono sicuro.

Gianluca Says:

6 Febbraio 2008 at 11:14.

A Cinisello, il tetrapak può comunque essere riciclicato. Viene messo con la plastica.
A Cinisello, è stata avviata anche il riciclo dei telefonini. Una statistica dice in media che ogni 2 anni si cambia un il proprio telefonino. In Europa ci sono circa 100 milioni di telefonini.

Fe Says:

6 Febbraio 2008 at 11:23.

Mi fai ricordare quando d’estate andavo in vacanza in montagna, da mio zio, … e la sera mi mandava a prendere il latte appena munto con il contenitore di latta. Io non sopportavo quel latte, mi nauseava l’odore (o profumo…?). Ora ho visto che alla COOP vicino a casa mia han messo un distributore di latte crudo…. nuova moda?

sonia Says:

6 Febbraio 2008 at 11:29.

A Trento troviamo il latte Mila, nel vetro, con vuoto a rendere. Quando apro la capsula della bottiglia la soddisfazione me lo fa sembrare quasi più buono!

roselia Says:

6 Febbraio 2008 at 16:05.

me la ricordo la lattaia..ogni mattina acquistavamo il latte nel vetro e la bottiglia la rendevamo il giorno dopo…adesso sti cartoni hanno le forme più disparate, però c’è ancora il latte nella bottiglia panciuta e la capsula di alluminio costa un po’ di più ma rende meglio

Papà Volontario Says:

6 Febbraio 2008 at 23:17.

Grazie per la citazione! L’ideale è comunque il vetro o il contenitore d’alluminio, igienico, lavabile, riusabile. Ho il forte sospetto che il tetrapak sia costoso nel suo riciclo (ma perché riciclare? riusare!).

Vera Says:

7 Febbraio 2008 at 15:49.

qui siamo nel periodo dei “sacchetti-vescica” …

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