17 Maggio 2008
Vite spezzate.
Posted by Sciura Pina under: diritti e doveri; personali .
“Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?” avrebbe chiesto, secondo quanto riporta laRepubblica, uno dei giovanissimi indagati dopo la confessione del brutale omicidio di Lorena Cultraro, la ragazzina, poco più che una bambina, massacrata da un gruppetto di quelli che, probabilmente, considerava amici.
In questa domanda, se quanto riferito corrisponde a verità, c’è tutta l’agghiacciante ingenuità, c’è l’incredibile incoscienza di questa terribile storia, una storia che, come pochi giorni fa, ancora una volta ci interroga tutti.
Una incoscienza di bambini mai cresciuti, mai educati al rispetto degli altri, inconsapevoli del valore della vita umana, bambini, o poco più che bambini, che solo ora, di fronte alla limitazione della libertà personale, di fronte alla prospettiva di anni e anni di carcere, forse cominciano a rendersi conto di quello che hanno fatto e forse cominciano a provare un vago sentore di pentimento, se non di rimorso.
Quanto inutile dolore in queste famiglie distrutte, in queste vite spezzate.
5 Commenti per ora...
lostinthesky Says:
17 Maggio 2008 at 16:23.
Come dici tu è agghiacciante. Mi chiedo come è possibile vivere irresponsabili fino a questo punto.
Non so se bisogna punirli che compatirli.
Sciura Pina Says:
17 Maggio 2008 at 16:47.
sicuramente punirli, ma anche compatirli ed aiutarli a capire la gravità di quello che hanno fatto perchè, altrimenti, vivrebbero la punizione come un’ingiustizia.
ami Says:
17 Maggio 2008 at 18:27.
Quando succedono queste penso agli ultimi attimi di dolore e terrore della vittima ed è come sprofondare in un abisso terrificante. Mi sorprendo a guardare mio figlio sedicenne e mi domando se lo conosco così bene come credo. Siamo riusciti a dargli una buona educazione e i mezzi per poter camminare sulle sue gambe e farsi un futuro?
aquila_non_vedente Says:
18 Maggio 2008 at 01:02.
Bisogna ricostruirli. Insegnando loro il valore della vita umana, del lavoro, dello studio, della fatica.
Bisogna togliere loro abiti firmati, telefonini, moto e mandarli a pulire le stalle, zappare la terra e dopo spaccarsi la testa sui libri. Avanti così finché non capiscono.
E ricostruire anche le loro famiglie…



