22 Settembre 2008
Routine.
Posted by Sciura Pina under: personali .
Me ne sto in cucina, la lavastoviglie ha appena annunciato garrula la fine delle operazioni e ho avviato la lavatrice, sul fuoco cuoce la verdura per la cena e intanto mi annoto sull’agenda le incombenze della settimana (perchè ormai se non mi scrivo tutto finisce che dimentico la metà di quello che devo fare).
Mi prendo sempre un po’ di tempo al lunedì per organizzare la settimana, me lo sono imposta visto e considerato che, per indole e costituzione, sono una disorganizzata cronica e, se lasciata fare, tenderei a lasciare tutto all’improvvisazione e all’ispirazione del momento.
Qualche volta incastrare l’orario di lavoro con qualche commissione nei vari uffici, le visite mediche, la spesa diventa un’impresa, allora io scrivo sull’agenda e poi, quando sono riuscita a fare ciò che dovevo fare, spunto la voce in questione con una punta di sollievo.
Se non capitano imprevisti (e non è sempre auspicabile che capitino) la settimana si riduce ad una snervante routine che si trascina fino al sabato quando, di colpo, mi ritrovo a correre per recuperare il “non fatto”.
Allora si fa strada dentro di ne una sottile inquietudine: la voglia di essere altrove…..
3 Commenti per ora...
filo Says:
22 Settembre 2008 at 21:53.
Sciura Pina, ciò che scrivi risveglia un’eco dentro di me…*sottile inquietudine… la voglia di essere altrove*… dove sta dunque la bellezza delle piccole cose ripetute ogni giorno, tutti i giorni? Vorrei avere l’occhio del poeta che sa vedere la poesia anche in un catalogo della Coop.
sonia Says:
23 Settembre 2008 at 16:17.
Mai come in questi giorni la routine mi stanca, non ho possibilità di scappare se non la sera. Incastro film, libri e chiacchiere, altrimenti altro che sottile inquietudine!
Stefi Says:
25 Settembre 2008 at 14:08.
A me è venuto in mente un frammento di un libro di Baricco:
“Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l’infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. […] Ma qui non c’è l’infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici”
dite proprio che bisogna avere occhi da poeti per vedere la bellezza della piccole cose? io mi sento degli occhi normali… ma quando mi prende quel senso di soffocamento, chiudo per un attimo gli occhi e prendo un gran respiro… quando li riapro, solitamente, la lavastoviglie aspetta ancora di essere caricata, i libri son lì aperti che mi chiamano e l’agenda saltella qua e là a ricordarmi che sono in ritardo… ma, io, mi sento più tranquilla!
Buona giornata!



