15 Ottobre 2008
Viva la differenza.
Posted by Sciura Pina under: diritti e doveri; i giorni della scuola .
Leggo con costernazione la notizia della mozione che prevede la formazione di classi per alunni stranieri che “non parlano o parlano poco la nostra lingua” perchè, se inseriti nelle classi comuni, come avviene ora, ” i piccoli immigrati non apprendono e impediscono agli altri bambini, quelli italiani, di apprendere al meglio“, in questo modo si avorirebbe la vera integrazione.
Mi piacerebbe sapere su quali basi si fonda questa convinzione, la mia esperienza personale, dopo aver insegnato a bambini marocchini, ghanesi, ivoriani, ecuadoregni, rumeni, egiziani, filippini, ucraini mi dice che non è così.
Nella mia scuola si decide l’inserimento di un ragazzino straniero in una classe non tanto in base all’età effettiva, ma dopo un’attenta valutazione dei test appositamente strutturati e si lavora, con il supporto di un educatore comunale o di insegnanti che mettono a disposizione le ore eccedenti, per garantire in breve tempo la comunicazione con i compagni, poi si lascia che sia l’apprendimento fra pari a fare il resto.
E’ evidente che i ragazzini imparano a comunicare molto meglio in un gruppo di coetanei, magari giocando insieme durante l’intervallo, magari condividendo gli interessi per la musica e per lo sport, magari anche litigando, ma non certamente standosene in una classe con altri ragazzini che non parlano l’italiano (non a caso invitiamo i fratelli a sforzarsi di parlare in italiano anche a casa fra loro).
In questo modo i piccoli immigrati imparano la lingua italiana e si fanno un’idea di come vivono i ragazzini nel nostro paese, mentre i ragazzi italiani hanno la possibilità di esercitarsi nelle lingue che studiano a scuola (molti immigrati sono anglofoni o francofoni) e di percepire le diversità linguistiche e culturali come un arricchimento: sentir parlare dell’Africa da una ragazza africana è molto più coinvolgente della lettura del libro di geografia e ripaga degli iniziali disagi dovuti alle difficoltà di comunicazione.
Questo provvedimento, come altri del resto, mi sembra che tenda a rimuovere i problemi piuttosto che ad affrontarli e risolverli alla radice.
13 Commenti per ora...
elisa Says:
15 Ottobre 2008 at 13:03.
questi provvedimenti sono presi da gente che non ha idea di quello di cui parla…
per imparare l’italiano si potrebbero fare dei corsi per stranieri, ma per il resto si impara tutto a contatto con gli italiani. io l’ho vissuto da italiana in germania: dopo il corso di tedesco, ho cominciato a conoscere un po’ di tedeschi e con loro ho conosciuto la cultura del posto, le abitudini, la geografia, la politica e tante altre cose che con altri stranieri non avrei imparato. ho anche avuto amici spagnoli, francesi e inglesi, ma con loro ho imparato la loro cultura…
separare le classi vuol dire emarginare i gli starnieri, che non conoscendo gli italiani e non facendosi conoscere, percepiranno di essere diversi e si sentiranno/saranno ghettizzati. questo provvedimento elimina il problema dell’educazione degli italiani (ma neanche tanto, perché in italia ci sono realtà molto differenti) ma ne crea altri centomila. a cominciare dalla non integrazione. questo è razzismo bello e buono.
Papà Volontario Says:
15 Ottobre 2008 at 15:54.
penso che occorra distinguere tra la scuola media, in cui insegni, e quelle superiori, anche perché parliamo età molto diverse.
per le scuole medie, non entro nel merito ma penso che tu abbia ragione.
per le scuole superiori invece ritengo giusto il provvedimento, quando la separazione sia comunque temporanea. in altri stati (es: stati uniti) è una cosa normale che nelle scuole superiori le persone straniere che non superano un determinato esame di lingua e comprensione, vengano affidate a classi specializzate, in cui avanzano comunque nel programma didattico, imparando in più anche la lingua del paese ospitante e l’educazione civica. non ci vedo nulla di sbagliato.
un saluto
Sciura Pina Says:
15 Ottobre 2008 at 16:52.
A quanto ho letto la mozione è relativa alla scuola dell’obbligo e quindi anche alla primaria e alla secondaria di primo grado
skip Says:
15 Ottobre 2008 at 20:15.
Nel mio circolo il bambino straniero è valutato in base a test interdisciplinari per poi essere inserito nella classe più rispondente al suo livello di abilità. Gli insegnanti poi predispongono un piano di studi personalizzato che viene svolto sia dagli insegnanti di classe che da altri del plesso che utilizzano le ore di compresenza per attività di recupero linguistico dei bambini stranieri, e non solo, formando gruppi di livello. Ma poi cosa significa formare classi per stranieri? I bambini non devono acquisire solo padronanza della lingua italiana, necessaria anche per poter studiare. Devono svolgere anche il programma di matematica…a questo non hanno pensato? Nell’ipotetica classe per stranieri si svolgerebbe un unico programma di lingua e come si gestirà un diversificato programma di matematica? ( mi riferisco alla scuola primaria) Proprio durante le attività ludico ricreative i bambini hanno occasione di confrontarsi tra loro e quello straniero ha l’occasione di socializzare e imparare la lingua giocando con gli altri bambini. Inoltre il loro inserimento promuove di fatto uno scambio interculturale : penso all’abaco cinese, al significato e al confronto delle diverse feste,usi e costumi, alle affinità e diversità linguistiche. Finora ho insegnato a molti bambini cinesi ed ecuadoriani ma anche a qualche bambino francese, tedesco, polacco,rumeno, marocchino e tunisino… A me pare una grossa forzatura per giustificare tagli sulle ore di compresenza e pedagogicamente infondata per ciò che riguarda l’aspetto formativo dell’apprendimento.
Raffa Says:
15 Ottobre 2008 at 21:56.
Il problema è che le persone competenti che DoVREBBERO essere chiamate per decidere riforme o modifiche importanti in quelli che sono i pilastri di uno stato (sanità e scuola), non vengono consultate mai.
L’obiettivo sempre essere duplice: da un lato smantellare la scuola così come è ora, per incentivare l’esodo verso le private e uniformare - ma verso il basso - la preparazione degli studenti della scuola pubblica; dall’altro, tornare alle classi differenziali (per lo “straniero che ci inquina la razza padana”) e alle scuole speciali per i disabili (”che ci rallentano il ritmo di apprendimento dei super-padani”).
Probabilmente mi ripeto… ma che tristezza!!
RAffa
Mammamsterdam Says:
15 Ottobre 2008 at 22:26.
Nella scuola elementare dei miei bambini almeno 20 bambini su 55 sono bilingue. Alcuni, entrati alla materna o in 1-2 elementare senza sapere una parola di olandese, in un paio di mesi erano perfettamente in grado di comunicare con tutti e la loro competenza linguistica aumenta di giorno in giorno. Senza alcun tipo di sostegno.
Su una cosa, da linguista, bilingue e madre di bambini bilingue non sono completamente d’accordo; sull’insistere perché i fratelli a casa parlino italiano tra loro. Questo perché i bambini già automaticamente da una certa età fino ai 16-18 anni prendono come riferimento automatico per lo sviluppo linguistico i coetanei e non genitori ed insegnanti. Quindi frequentando bambini italiani, questo succede comunque.
E poi per un motivo affettivo; chi emigra si lascia già tutto alle spalle, affetti sicurezze, famiglia, amici. Dal punto di vista dell’acquisizione dell’italiano stimolare i bambini a farlo anche in casa tra fratelli lascia il tempo che trova, lo faranno comunque, ma per i genitori sentire che i propri figli impostano i propri rapporti tra fratelli in italiano è forse un piccolo ulteriore abbandono in più. E ai bambini mina il prestigio della lingua materna, che per il solo fatto di vivere in Italia in modo spesso da svantaggiati, già ne perde. Mentre qualunque linguista può confermare che si apprende molto meglio una lingua seconda solo se la lingua madre viene appresa con proprietà, mantenendo tutte le proprie funzioni comunicative ed affettive.
Insomma, senza assolutamente voler fare polemiche, vi regalo la mia esperienza dall`altra parte dello specchio; quella di italiana all’estero che deve fare i conti quotidianamente con lo sviluppo linguistico e l’abbandono dell’italiano da parte dei propri figli, in favore della lingua scolastica.
filo Says:
15 Ottobre 2008 at 23:26.
Le classi differenziali sono state abolite nel 77 a favore dell’inserimento degli alunni con handicap psicofisici in classi normali. Riproporre questo tipo di modello scolastico per risolvere il problema delle difficoltà linguistiche degli alunni stranieri significa non solo fare un passo indietro di oltre 35 anni rinnegando i presupposti pedagogico-sociali che avevano portato alla formulazione della legge 517, (allora i presupposti erano fondamentali per la presentazione di una legge mentre oggi si passa direttamente alla decretazione d’urgenza in assenza dei suoi presupposti, un modo per stravolgere la Costituzione.. e poi la Gelmini vuole che la si studi a scuola!!!), ma , dicevo, anche reintrodurre una forma di separazione degli alunni stranieri dal contesto scolastico in cui sono inseriti e di fatto emarginarli.
Non dimentichiamo che il compito della scuola non è l’addestramento all’acquisizione di pratiche,ma quello di proporre un progetto educativo che investa lo sviluppo integrale della personalità in formazione, che promuova la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, di confrontarsi con gli altri e sentirsi parte di una comunità.
enrico Says:
16 Ottobre 2008 at 11:29.
mio figlio Luca è in seconda elementare. In classe sono in 11 (una vera goduria) e ci sono due bambini extracomunitari. Posso garantire che non ci sono assolutamente problemi e rischi di mancato apprendimento nè per gli uni nè per gli altri. Baggianate
mindy Says:
16 Ottobre 2008 at 11:45.
A VOLTE LE CLASSI SPECIALI CI VOGLIONO PER GLI INSEGNANTI !!
Chissà perchè mi vien da raccontare la mia personalissima esperienza alle medie del secolo scorso.
Insegnante d’italiano: una donna di 40 anni, madre di quattro figli, sdentata, sempre spettinata, ma amabile, paziente e quando si avvicinava al tuo banco o transitava tra i banchi si sentiva un profumo di pulito, di bucato lavato che avevi voglia di starle vicino. Eravamo tutti bravi in italiano anche i meridionali che in casa non parlavano abitualmente italiano.
Insegnante d’inglese: una donna molto colta, madrelingua, puzzolente in modo indicibile, e con i vestiti le giacche, i foulard sporchi stantii, odore acre che ti prende la gola. Si appoggiava al banco dei singoli per verificare la sintassi. Transitava avanti e indietro lasciando scie che ancora oggi pensandoci mi vien da smettere di respirare.
Tutti pallidi, nessuno la prendeva troppo sul serio se non per la severità, e nessuno ha imparato l’inglese. Anzi nessuno l’ha mai amato!
Ci sono sempre tanti fattori che intervengono tra l’educare, l’apprendere e lo stare insieme. Solo chi è lì in mezzo ai banchi e alle cattedre dovrebbe avere liberamente voce in capitolo.
Sav Says:
16 Ottobre 2008 at 15:05.
Vi segnalo la risposta di Silvia Minardi, Presidente del LEND (Lingua e Nuova Didattica), in risposta all’editoriale di Galli della Loggia del 13 ottobre (e che probabilmente non leggeremo mai sul Corriere).
http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=6925
Ciao a tutti
PureSwami Says:
16 Ottobre 2008 at 17:36.
Sempre più costernata davanti ai provvedimenti del governo sulla scuola (e non solo…).
Ora le classi differenziate… ogni giorno ne sparano una! sempre più in giù si sta andando.. a quando le leggi razziali?
Ma sono contenta che questa volta qualcosa si sta muovendo: le manifestazioni, le notti bianche, lo sciopero! E finalmente ci sono i ragazzi!
Gianluca Aiello Says:
23 Ottobre 2008 at 23:54.
Risolvere il problema dell’integrazione non integrando.
Risolvere il problema del bullismo con il voto in condotta.
Evitare le disciminazioni con il grembiulino.
Sono tutte follie che nascono dall’ignoranza o operazioni di marketing studiate a tavolino per fare passare inosservati gli altri provvedimenti: maestro unico, niente tempo pieno, tagli all’università e alle assunzioni di insegnanti.




