11 gennaio 2009
Dai diamanti non nasce niente.
Posted by Sciura Pina under: e adesso musica; passato (quasi) remoto; personali .
In questi giorni si ricorda, in tantissime trasmissioni televisive, la scomparsa di Fabrizio De André e ricompaiono, un po’ come succede spesso per Lucio Battisti, brani di canzoni, immagini e filmati che sono entrati di prepotenza nell’immaginario collettivo.
Per me l’incontro con De André fu amore a prima vista, lo conobbi da adolescente, quando partecipavo a faticosissimi (ma divertentissimi) campi di lavoro dell’ O.M.G. e ricordo che, dopo una giornata passata a sgombrare cantine, a vendemmiare uva o a raccogliere mele, ci ritrovavamo alla sera, spesso alloggiati in oratori o vecchi cascinali, c’era sempre qualcuno che si era portato una chitarra e allora si cantava.
“La guerra di Piero” soprattutto, perchè eravamo tutti pacifisti, perché tutti, cantando, pensavamo agli orrori della guerra del Viet-Nam, perché, se avevamo deciso di fare un po’ di volontariato, avevamo intenzione di costruire un mondo migliore, non di vederlo distrutto dalle bombe.
E poi “Via del campo”, dolcissima e liberatoria, con quella “puttana” cantata sottovoce, perchè allora i bravi ragazzi si vergognavano ancora a dire le “parolacce”, anche se tutti eravamo ben consapevoli che non si trattasse di un insulto, e con quel finale poetico e struggente, ma tanto condivisibile.
Alla fine, dopo la “Canzone di Marinella” qualcuno, più ardito degli altri, intonava “Re Carlo tornava dalla guerra….” tra sorrisetti e versi cantati, provocatoriamente, a voce altissima per scandalizzare i passanti.
De André, così come Guccini, ma anche Bob Dylan e Joan Baez, ha per me il suono e il profumo di un’adolescenza ormai lontanissima, ma ancora ben presente nella memoria e nella vita di tutti i giorni.
3 Commenti per ora...
alberto Says:
11 gennaio 2009 at 21:12.
Un grande. Quando passo da Genova vado a vedere la mostra su di lui che mi dicono sia molto bella.
CHIT Says:
12 gennaio 2009 at 16:59.
Grazie ai miei fratelli più grandi sono cresciuto a pane & cantautori. Lui era e rimane indubbiamente in punto di riferimento!
Barbassa Says:
13 gennaio 2009 at 00:16.
E pensare che ho sentito dire da qualcuno “che stufita questa alluvione mediatica su Fabrizio De Andrè…che poi era cosi triste…”
Fermo restando che ognuno è libero di tenersi le sue opinioni, cosi come le frattaglie del suo corpaccione materiale…..ieri sera risentendo da più voci la limpida, essenziale e estesa poetica di Fabrizio…ho proprio pensato che a questo mondo si vive divisi su pianeti diversi.
Per me e per altri appare sempre più ovvio, con la prospettiva del tempo, che Fabrizio può essere a ragione considerato uno dei più “grandi” poeti del secolo scorso….io trovo, per esempio “INVERNO” una poesia esemplare per equilibrio e concisione…e un laico come lui ha scritto la più bella AVE MARIA dai tempi di Schubert….altro che fandonie…




