12 maggio 2009
La piccola vedetta lombarda.
Posted by Sciura Pina under: in biblioteca; passato (quasi) remoto; personali .
Sono cresciuta a pane, marmellata e “Cuore“, il celebre (per i ragazzi della mia generazione) romanzo che mi fu regalato a Natale, quando frequentavo la seconda elementare, e che lessi d’un fiato.
Leggevo e mi commuovevo alle gesta dei piccoli eroi protagonisti dei racconti mensili e intanto crescevo imbottita di sani principi che il romnzo elargiva in abbondanza.
Solo più tardi la lettura dell’ elogio di Franti di Umberto Eco (in Diario minimo) mi spalancò nuovi orizzonti, rilessi il libro alla luce dell’ironia e cominciai a considerare attaccaticcia e dolciastra come melassa la mole di buoni sentimenti che traboccava da ogni pagina: cominciai a considerare i personaggi un po’ ipocriti e conformisti e compresi che il riso sardonico di Franti, il “diverso” per eccellenza, era liberatorio e sincero, quasi come l’elogio del riso nel “Nome della Rosa“.
Mio malgrado, tuttavia, alcuni personaggi avevano messo radici come “la piccola vedetta lombarda” che mi aveva profondamente toccato, forse perché “piccola”, forse perché “lombarda”, forse perché mi colpiva il fatto che un ragazzino potesse sfidare il fuoco nemico in nome di un ideale come l’amor di patria, una patria che era ancora tutta da costruire.
Scoprire oggi che il personaggio, che immaginavo di fantasia, fosse reale e avesse un nome e un cognome (almeno così affermano i ricercatori) getta una nuova luce sulla storia, meno tragica che nel romanzo, ma, tutto sommato, meno retorica e più vera.



